MUSICA
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1 Giant Leap
Il mondo in un laptop

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Venerdì, 21 Novembre 2003

A cura di Paolo Cardillo





1giantleap


Catto . Bridgeman . Stipe

Artista: 1 Giant Leap
Album: 1 Giant Leap
Etichetta: Palm Pictures


Sono molte le uscite discografiche che meritano attenzione in questo periodo, ma trovo giusto approfondire la conoscenza di dischi usciti già da qualche tempo, soprattutto quando si tratta di lavori importanti che per un motivo o per l’altro sono rimasti al largo dei grandi circuiti di diffusione.
E’ per questo motivo che ho ripescato il disco del “collettivo” 1 Giant Leap, uscito nei negozi nell’aprile del 2002, che rappresenta sotto molti punti di vista un esperimento estremamente affascinante e di grande spessore musicale e culturale.
Premettere che si tratta di un lavoro concepito a tavolino, con l’ausilio di un Laptop 400MHz G3 Powerbook della MacIntosh, potrebbe essere fuorviante e suggerire che ci troviamo di fronte ad uno dei tanti dischi “cut-and-paste” realizzati a partire dagli anni ’90 da produttori, dj e manipolatori di suoni geniali e un po’ stravaganti (alcuni peraltro molto belli, uno su tutti “Let us play” dei Coldcut).
Ma la complessità e la portata di questo progetto vanno al di là dell’idea di partenza, semplice ma assolutamente geniale.
I due responsabili di questa avventura sono Jamie Catto e Duncan Bridgeman, musicista, regista e fotografo il primo (membro fondatore della band electro-dance-pop Faithless), artista, produttore e polistrumentista il secondo (produttore e remixer, fra gli altri, di Duran Duran, Eurythmics, Paul McCartney).
Si diceva dell’idea di partenza: scrivere un pugno di canzoni (possibilmente belle), registrarle sul Laptop e portarle in giro per il mondo per arricchirle di suoni, voci, canti, nenie, cori e quant’altro da registrare sul campo, in presa diretta con l’ausilio di un ridottissimo studio di registrazione portatile, consistente in due microfoni, due paia di cuffie stereo, un mixer digitale Roland, l’inseparabile G3 Mac con relativa scheda audio, una videocamera digitale ed una cartucciera con 12 batterie di riserva. Il materiale così ottenuto è poi da re-mixare e registrare in studio, con le opportune apparecchiature, a viaggio concluso.
La libertà di movimento offerta da una strumentazione tutto sommato snella e non vincolata alla presenza di corrente elettrica, ha consentito ai due di viaggiare dai deserti dell’Australia alla giungla africana, dall’India alla Nuova Zelanda, o anche più agevolmente dagli USA all’Inghilterra, per registrare le voci di Michael Stipe, Michael Franti, Neneh Cherry, Robbie Williams, le tastiere di Brian Eno e le percussioni Stewart Copeland, per citare solo alcuni dei nomi più famosi, ma anche, e soprattutto, per catturare le percussioni dei Mustapha Tettey Addy Drummers del Ghana, gli archi del Soweto String Quartet o le affascinanti trame vocali delle Mahotella Queens di Johannesburg, sempre per citarne alcuni.
Non è possibile elencare qui tutti gli artisti che hanno partecipato a questo lavoro in 12 splendidi episodi, ma quello che posso dire è che ognuno di loro ha contribuito in modo appassionato, originale e del tutto spontaneo alla riuscita di questo capolavoro.
Il risultato finale è una medina di profumi, richiami, suoni, generi musicali, espressioni etniche, ritmi, suggestioni lontane e molto altro ancora, praticamente impossibili da descrivere a parole.
In molti casi, gli artisti coinvolti hanno potuto ascoltare il materiale già inciso da altri musicisti e cantanti dall’altra parte del mondo per poi aggiungere la loro voce o i loro strumenti al brano, come per esempio Asha Bhosle, una cantante indiana che ha inciso la sua parte vocale a Mumbai, in India, come contrappunto alla base musicale incisa da Catto e Bridgeman, sulla quale Michael Stipe dei R.E.M. aveva cantato la sua parte ad Athens, in Georgia, USA. In questo caso, il risultato sono gli splendidi 8 minuti e 20 secondi di “The Way You Dream”.
Intervistato a proposito del progetto, Duncan Bridgeman ha affermato: “Quando abbiamo detto che avremmo utilizzato solo un laptop per registrare voci e suoni in giro per il mondo, quasi tutti ci hanno accusati di essere matti e che il progetto era destinato a fallire. (…) Volevo essere in grado di ascoltare, aggiungere e modificare le tracce in corso d’opera all’occorrenza, gestendo liberamente l’editing dal laptop. Fondamentalmente, volevamo tirare lo studio fuori da una piccola stanza di Londra per portarlo in giro per il mondo”.
Detto fatto.
L’obiettivo era ambizioso.
Il risultato è un disco straordinario, affascinante, prezioso e assolutamente imperdibile.

In conclusione, mi pare doveroso riportare l’introduzione al progetto presente sul relativo information package, scaricabile come file .pdf dal sito ufficiale di 1 Giant Leap, http://www.1giantleap.tv/ che contiene molte informazioni interessanti sulla genesi e sulla realizzazione di questo lavoro oltre che fotografie, aneddoti e dati tecnici delle strumentazioni utilizzate.

“1 Giant Leap è un progetto d’équipe DVD/CD/Cinema per il 21° Secolo, che fonde musica, parole, suoni, ritmi e immagini da tutto il mondo per celebrare la diversità creativa di musicisti, narratori, autori, registi, artisti e pensatori di molte culture diverse.
1 Giant Leap è un titolo, una filosofia, un soprassalto di speranza scattato dalla mente di due creativi visionari, Jamie Catto e Duncan Bridgeman per l’appunto, sostenuto da una leggenda dell’industria musicale, Chris Blackwell.
E’ la mescolanza della tecnologia del 21° Secolo e di credenze secolari; di un’attenta pianificazione e della più grande spontaneità; dell’Oriente e dell’Occidente, del ricco e del povero, l’incarnazione dell’unità nella diversità umana.
A 1 Giant Leap hanno contribuito alcune delle menti più creative della nostra generazione: Dennis Hopper, Kurt Vonnegut, Michael Stipe, Robbie Williams, Tom Robbins, Speech (degli Arrested Development), Brian Eno, Baaba Maal, Anita Roddick, Ram Dass, Michael Franti, Gabrielle Roth, Asha Bhosle, e molti altri ancora.
Il tema principale del progetto è “l’unità nella diversità”, un concetto che vuole affermare che, indipendentemente dalle circostanze e dalle esperienze che caratterizzano le vite di ognuno di noi, le nostre similitudini superano le nostre differenze.
1 Giant Leap esplora concetti semplici ma universali che riguardano tutti noi, indipendentemente da dove veniamo o da dove stiamo andando. Le varie sezioni del DVD sono collegate alle tracce del CD, ognuna delle quali esamina un concetto fondamentale come sesso, morte, Dio, tempo o unità, con un forte messaggio di speranza.
Oltre alla difficoltà ed alla gioia che hanno caratterizzato la realizzazione del progetto, c’è stato il problema logistico di mettere insieme musica, parole e immagini provenienti da 20 paesi diversi: da città e paesi privi di acqua corrente, fino alle città più moderne e tecnologicamente avanzate. Catto e Bridgeman hanno viaggiato intorno al mondo per più di sei mesi, con studio mobile e troupe tecnica al seguito, componendo musica digitale unica nel suo genere e riprendendo scene evocative in luoghi come Senegal, Ghana,Sudafrica, Uganda, Kenya, Bombay, Bangalore, New Delhi, Varanasi, Calcutta,Darjeeling, Sikkim, Bangkok, Sud-est Asiatico, Australia, Nuova Zelanda, San Francisco,
Los Angeles e New York.
Il risultato è un nuovo genere audio-visivo, una “time capsule”* visiva del pianeta terra all’alba del 21° Secolo”.

* Time capsule: contenitore usato per tramandare ai posteri oggetti, testimonianze e segni del nostro presente.



 
 
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