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Alfonso Lentini
Piccolo inventario degli specchi

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Venerdì, 21 Novembre 2003

A cura di Paola Turroni





Alfonso Lentini mette insieme la sua esperienza sia letteraria che figurativa per cercare tra gli specchi. Lo specchio non è solo l’oggetto riflettente, è anche l’archetipo del doppio, è Narciso, Alice, Platone. Specchi, doppi, sono gli ermafroditi, gli esseri del mito “che per poter esistere devono andare a due a due”, come Argo e Giano. Lentini si spinge fino a suggerire le parole come specchi, perché chiamando una cosa la ri-presentano, ne danno un riflesso possibile, evitano la condizione degli abitanti di Laputa dei viaggi di Gulliver che portavano sulle spalle le cose essenziali per mostrarle invece di nominarle. Anche il pensiero è un specchio, con quel doppio significato che ha la parola ri-flettere; anche la voce ha uno specchio nell’eco, e in tutte le strumentazioni che riproducono il sonoro. L’autore non disdegna niente nel suo percorso, non costruisce un vocabolario erudito, ma un “inventario”, come se si trovasse di fronte a un magazzino pieno, dove ci sono anche oggetti poveri di epica, come lo specchietto retrovisore, la fotocopiatrice e lo specchio del barbiere. E accatastati lì di fianco riproduzioni, appunto, di capolavori della storia dell’arte come Las Meninas di Velazquez e l’Autoritratto allo specchio del Parmigianino. Talmente tanti gli spunti letterari che si deve pensare che Lentini si sia fatto condurre dal gusto personale, dalla fascinazione universale, l’Anastomos di Wilcok (personaggio col corpo di specchi); lo specchio nevrotico di Monterosso; Valdrada, una delle Città Invisibili di Calvino; il pesce che nuota nello specchio nella Cantòn di Borges. Della fotografia e del cinema, specchi della nostra cultura, del nostro sguardo sul mondo, forme traslate di specchi, Lentini ci parla in riferimento al desiderio dell’uomo di dare una rappresentazione di sé, dell’ansia di catturare immagini che sta all’origine di ogni specchiamento. L’autore accompagna il lettore per mano, indicando col dito ogni figura, camminando poco dietro di lui nel suo giardino misterioso, pieno di specchi deformanti, anamorfosi e caleidoscopi, e quello specchio capace di fare le tempeste, di cui esiste una ricetta nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Ogni tanto, in questo andare continuo, nell’entusiasta frenesia di vedere tutto quello che c’è, l’autore sembra volersi concedere una sosta, far sedere il lettore vicino a sé, raccontargli un piccolo ricordo, come gli specchi di “certi nebbiosi caffè un po’ all’antica nelle giornate di pioggia (…) sulla loro patina opaca puoi allora tracciare col dito piccoli solchi luminosi”. Un inventario che, come dice nella prefazione Antonio Castronuovo, “ci svela quale premio attenda chi sia capace di sostare davanti allo specchio”.






Alfonso Lentini, Piccolo inventario degli specchi, Stampa Alternativa, 2003, pp.138, € 9



 
 
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