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Luci allineate

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Venerdģ, 21 Novembre 2003

A cura di Alessandra Visser





Le Mal du Pays Rene Magritte

I mobili da acquistare si trovavano nella casa di viale IV Novembre.
Il proprietario se ne disfava.

Ascoltavo la ragazza senza rivolgerle alcun pensiero.
In automatico: unghie larghe e lucide, maglione rosa, scarpe oscene.
Nessuna sequenza. Solo particolari.

La ragazza comprese il mio totale disinteresse per lei, ma continuņ a parlare, fino a quando salimmo in macchina.
Accesi la radio regolando il volume e trascorsero una quindicina di minuti prima che puntasse l'indice sul vetro per dire:

"Ecco! giri a destra"

Manovra, musica stroncata proprio sull'assolo, rumore di portiere e aria.
Aria fredda, tra la nebbia della mia citta'.

"Numero quindici barra A....nu..mero quin..dici....barraA...dovrebbe essere poco distante da qui" disse a sč la ragazza.

Nulla č piu' sonoro del giallo e del rosso, foglie che sono la bruma degli alberi.

"Ci siamo" sorrise e infilo' la mano nella borsa. Rumori metallici.

C'era un acero giapponese anni fa in quel prato, ci giocavano gli uccelli. Sarebbe stato bello pensare che al suo posto ora, c'č...
Ma non c'č.
L'assenza č qualcosa che resta
ma non c'č.
Poi, un incrocio. Sembrava disallineato alla strada.
E infine, il ricordo della mia citta', allineato alla storia e non ai miei anni.

"Si accomodi...in fondo al corridoio" accese luci.
Vedevo benissimo il presente anche al buio, se stavo ricordando da quasi un'ora.

Guardai la ragazza. Non somigliava a questa citta'. Sembrava non nata. Le guardai negli occhi: non la vedo.
Sembrava non nata. Non sembrava un esilio il suo.
E' che stava lavorando, volevo dire.

"Eccoci!" e sorrise.
Alle volte, non si sorride nemmeno quando si ascolta musica.
Ma lei, sorride e lavora.
E sembra non nata: sono invisibile.

Per anni ho ricostruito la storia della mia cittą.
Davanti a Bersaglieri del Po sfilavano ogni domenica vestiti sopra sagome e bordure di seta ma in quella strada, proprio di lato, era stata costruita un'antica Opera Pia nel 1813. Quella degli "Esposti".
La Ruota venne murata, come tutti gli errori e le vergogne, ma; il lumino in alto so che č ancora acceso. Acceso come la Storia.

Una cittą nell''800 dall'origine medievale: questo, č un sorriso vero.

"L''appartamento č cosi' perche' il proprietario č morto" disse la ragazza.

Guardai un angolo. Non sentivo gli odori ma solo una temperatura opprimente. Chissą da quanto, la penombra non m'impressiona. Sara' che la luce non ha corollari.
Dalla finestra intercettai una coppia di suore: volgari nel loro costume. Credenti perche', loro, guardano in alto: Speranza.
Quella che non avevano i bambini non riconosciuti
quella che non ha la scrittura quando diventa teorema. Quella, proprio quella.

"Scusi..." dissi alla ragazza premendo il palmo della mano sull'occhio "ma sono mobili del primo '900. Al telefono le avevo chiesto mobili antichi"

Fui scortese nel congedarmi e la lasciai in compagnia del suo giornaliero.

Arrivai in Croazia la notte. La', dopo la curva, c'era un ansa di luci allineate.




 
 
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