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Pearl Jam
Lost Dogs

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Venerdì, 21 Novembre 2003

A cura di Paolo Cardillo





Pearl Jam - Lost Dogs


Vedder Blue

Artista: Pearl Jam
Album: Lost Dogs
Etichetta: Epic

Segnalo l'uscita di Lost Dogs, un doppio cd dei Pearl Jam che raccoglie 31 fra b-sides, incisioni casuali, demo, brani inediti registrati durante le sessioni di prova dei vari album e non inclusi nella discografia ufficiale.

Nel primo cd i Pearl Jam si divertono alla grande, inseriscono la spina nella presa e affrontano con spirito libero e piglio deciso ogni stile possibile fra quelli confinanti con il puro e semplice rock, con incursioni in territori punk, hard rock e grunge, per lanciarsi in torride cavalcate rock ‘n’ roll, ballate semi-elettriche, canzoni di genuino power-pop.
In molti brani si respira aria di ruggine che non dorme mai, con richiami più o meno diretti a Neil Young, loro ispiratore dichiarato nonché “committente” della band al completo per lo splendido “Mirror Ball” del ’95, in sostituzione degli storici Crazy Horse.
La scrittura dei brani è più ariosa, meno ragionata e l’esecuzione è meno controllata rispetto alle loro prove ufficiali.
Il suono riporta ad una dimensione da “live in studio”.
Il risultato finale beneficia di questa mancanza di costrizioni, della libera ispirazione di una delle band più straordinarie degli anni ’90.
Su tutti, “All night”, “Sad”, “U”, “Undone”, “Hold on”, “Alone” e la conclusiva “Yellow Ledbetter”, immancabile negli appuntamenti live.

Nel secondo cd l’atmosfera si fa più intima e riflessiva.
Si procede per sottrazione.
Si imbracciano le chitarre acustiche, qua e là si fanno strada note di armonica a bocca, si sfiora spesso il folk più tradizionale, il suono si fa meno teso ed il cantato diventa più recitativo, languido ed ispirato.
E se si considera che a cantare è il grandissimo Eddie Vedder, le premesse per un ascolto emozionante ci sono tutte.
Piccole riflessioni e confessioni in musica intervallate da bizzarri episodi come “Sweet Lew”, brani più tirati come “Dirty Frank” (altro immancabile cavallo di battaglia live) e splendidi strumentali come “Brother”, in cui Stone Gossard e soci fanno emergere le loro qualità di musicisti fuori schema.
Le emozioni più intense le regalano “Other Side”, “Wash”, “Strangest Tribe” (una botta al cuore) e la “quasi” spensierata “Last Kiss”.

Chi da sempre ama i Pearl Jam non può perdere un disco come questo che è tutto tranne che una semplice compilation autocelebrativa o una bieca mossa commerciale.
Per tutti quelli che li conoscono poco o niente, può essere un modo interessante per avvicinarsi ad uno dei gruppi più importanti ed espressivi dall’inizio degli anni ’90 ad oggi.
Per tutti vale l’invito a procurarsi “Ten”, il loro album di debutto.
Un disco imprescindibile per chi ascolta musica rock oggi, in cui è racchiuso tutto quello che c’è da sapere di questa band.



 
 
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