POESIA
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Le labbra dei poeti

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Venerdì, 21 Novembre 2003

A cura di Angela Angelastro





Le labbra di Pablo Neruda


Le labbra di Octavio Paz.


Le labbra di Dino Campana

Una domenica pomeriggio, di un novembre appena cominciato.
Una stanza in penombra, in una città di provincia.
Computer acceso e libri aperti, sul letto. Appunti sparsi: fogli e ore consumati nella ricerca di una strada inconsueta per parlare di Poesia.
Che cos’è la Poesia?
Questo è uno di quegli interrogativi ai quali risponde, denso, solo il silenzio. E, insieme a lui, la frustrazione di veder sfuggire il senso stesso della vita, ogni volta che si cerca di fare di una sensazione una traccia di carta e d’inchiostro.
Ferlinghetti ha scritto: “ La poesia è l’anarchia dei sensi che da senso”.
L’essenza della Poesia – il senso della vita – abita in una dimensione impalpabile, metafisica.
E così scelgo di cercare laddove i miei gesti possono muoversi ed avere sapore di realtà, nella dimensione umana del poetare. Scelgo di accettare il limite, di veder svanire l’essenza. E di incontrare l’essere umano, nell’istante in cui quell’essenza lo attraversa.
Incontro il Poeta.
Chi è un Poeta, mi domando. E risponde una riflessione di Soren Kierkegaard, annotata confusamente in un passato ora indistinto.
"Che cos'e' un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenza nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica." Soren Kierkegaard.
Incontro tre poeti: Pablo Neruda, Octavio Paz e Dino Campana; e resto in silenzio, a cercar di riempire di senso la stanza che il filosofo chiama sofferenza. Trovo come l’infelicità sia un’esistenza, che non fluisce e non riluce; ma che implode, costretta com’è dentro i pugni stretti e le labbra serrate.
Per questa ragione, forse, Pablo Neruda cerca la libertà dal tempo e dalla solitudine nel disegno delle metafore incastonate dentro i versi. Ed Octavio Paz, tra le ombre della patria e i bagliori della guerra, fa della poesia la strada della liberazione e dell’autoliberazione. E Dino Campana, infine, lascia alla parola la mediazione – mai trovata davvero – con la realtà, cosicché la poesia diventi liberazione dalle costrizioni pur, al tempo stesso, costretta all’ombra ed al silenzio.
Incontro i poeti. E senza pretender da loro nulla, lascio che quell’essenza intraducibile si faccia voce e che siano le labbra dei poeti a raccontare la Poesia.




O POESIA POESIA POESIA


di Dino Campana
(da Inediti, 1942)


O poesia poesia poesia
Sorgi, sorgi, sorgi
Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
Guizza nello scatto e nell'urlo improvviso
Sopra l'anonima fucileria monotona
Delle voci instancabili come i flutti
Stride la troia perversa al quadrivio
Poiché l'elegantone le rubò il cagnolino
Saltella una cocotte cavalletta
Da un marciapiede a un altro tutta verde
E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
Silenzio - un gesto fulmineo
Ha generato una pioggia di stelle
Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
Silenzio ancora. Commenta secco
E sordo un revolver che annuncia
E chiude un altro destino.



DESTINO DEL POETA


di Octavio Paz
(da Pietra del Sole, 1957)


Parole? Si, di aria
e nell'aria perdute.
Tu lascia che mi perda tra parole,
lasciami essere aria su labbra,
un soffio vagabondo senza sagoma,
breve aroma che l'aria fa svenire.


Anche la luce in se stessa si perde.



LA POESIA


di Pablo Neruda
(dalla raccolta Memoriale di Isla Negra, 1964)


Accadde in quell’età… La poesia venne
a cercarmi. Non so, non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume,
non so come né quando
no, non erano voci, non erano
parole, né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente tra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.


Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva
nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.


Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai con le stelle,
e il mio cuore si sparpagliò nel vento.








Fonti internet:

Dino Campana
http://www.italialibri.net/autori/campanad.html
http://www.zoomedia.it/DinoCampana/Welcome.html
http://www.club.it/autori/grandi/dino.campana/indice-i.html
http://www.club.it/autori/grandi/dino.campana/indice-i.html
http://culturitalia.uibk.ac.at/atlante/atlante/autori/Campana/opere.htm

Pablo Neruda
http://www.webghighi.com/cile/pablo_neruda.htm
http://www.uchile.cl/neruda/
http://sololiteratura.com/nerudaprincipal.htm

Octavio Paz
http://amolt.interfree.it/Messico/arte_letteratura_paz.htm
http://www.mondolatino.it/laletteratura/ipoeti/octaviopaz.htm
http://www.nobel.se/literature/laureates/1990/paz-bio.html
http://www.stradanove.net/news/testi/libri-00a/







 
 
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