TRADUTTORI ERRANTI
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CANTO D’ESILIO
di Calixthe Beyala

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Lunedì, 24 Novembre 2003

A cura di Dario Fulci





George Zogo, olio su cartoncino cm 50x35

C
ANTO D’ESILIO
di Calixthe Beyala

Ho visto terra lì dove sorge il mondo,
nel tuo nero, nella tua carne, il tuo sudore, il calore
Voragine d’amore incavato dal delirio
Temporale tenebroso, odorante, adorato
Infrangersi di fuoco
Inverno torrenziale tracciato nella stella del cielo
D’oltranze hai aperto il mio furore di vivere

Madre ghiottona, carezzante, carezzata
Musica dei corpi, inscritta nel rosso della terra,
Voluttà tranquilla, ore di Seta,
Costellazione carnale della parola
Canto sorgente gamma di tenerezza
Tu mi hai insegnato la nascita della vita in una sagoma
che si dissipa,
in un viso che si scopre, in un riso dove risuonano
i giardini
dell’infanzia

Nella tua pelle, il rumore e il sangue, vulcano e cenere
Nella notte trionfante il regno animale e tenero
Nel tuo sonno, sonno o oblio dell’innamorata
Tu mi hai strappato all’ignoranza dei segreti
Tu mi hai rimpinzato del succo del tuo destino
Tu mi hai insegnato il canto degli spazi sublimati,
come la speranza della
terra, zampilla dagli alberi e dai fiori dei tuoi gesti
Tu mi hai fatto dono di me stessa
Tu sei mia vita, più densa che me stessa

Al primo cammino dei miei primi passi
Non c’è amore che non sia turbato dai falsi soli del caso
Al primo cammino dei miei primi passi,
Un braccio s’apriva all’amore infinito affinché la luna lì si china,
lì si depone,

Al primo cammino dei miei primi passi,
Dentro l’onda o la spuma, il silenzio o la parola, l’attesa o l’oblio,
puri dei deserti o delle bestie, dei fiumi simili
a delle foreste, nella
neve o il fuoco, c’è una voce attraversata di cristalli e di luce
che mi danno il potere di abbagliare.
Non c’è niente da fare, se non ritornare ai primi alberi della mia vita,
prima che il tempo cancelli questi ricordi sulle linee della
mia mano.
 
CHANT D’EXIL
de Calixthe Beyala

J’ai vu terre là où surgit le monde,
dans ton noir, dans ta chair, la sueur, le chaud
Gouffre d’amour creusé de délire
Ondée ténébreuse, Odorante, adorée,
Déferlement de feu
Hiver torrentiel inscrit dans l’étoile du ciel
De démesure tu as ouvert ma fureur de vie

Mère gloutonne, caressante, caressée,
Musique des corps, inscrite dans le rouge de la terre,
Volupté tranquille, Soie des heures,
Constellation charnelle du mot
Chant source, Gamme de tendresses
Tu m’as appris la naissance de la vie dans une silhouette
qui se dissipe,
dans un visage qui se découvre,dans un rire où résonnent
les jardins de
l’enfance

Dans ta peau, la rumeur et le sang, volcan et cendre
Dans la nuit triomphante le règne animal et tendre
Dans ton sommeil, sommeil ou oubli de l’Amoureuse
Tu m’as arraché à l’ignorance des secrets,
Tu m’as gorgé du suc de ta destinée
Tu m’as appris le chant des espaces sublimés,
comme l’espoir de la
terre jaillit des arbres et des fleurs de tes gestes
Tu m’as fait don de moi- même
Tu es ma vie, plus dense que moi-même

Au premier chemin de mes premiers pas
Il est un amour qui ne soit troublé par les faux soleils des hasards
Au premier chemin de mes premiers pas,
Un bras s’ouvrait à l’amour infini pour que la lune s’y incline,
s’y dépose,

Au premier chemin de mes premiers pas,
dans la vague ou l’écume, le silence ou le mot, l’attente ou l’oubli,
pur des déserts ou des bêtes, des fleuves pareils
à des forêts, dans la
neige ou le feu, il est une voix traversée de cristaux et de lumière
qui me donne pouvoir d’éblouir.
Il n’y a rien à faire, sinon revenir aux premiers arbres de ma vie,
avant que le temps n’efface ces souvenirs sur les lignes
de ma main.




Segnalazioni di altre opere dell'autrice:

"È il sole che mi ha bruciata"(C'est le Soleil qui m'a brûlée Paris: Stock, 1987. (174p.)

“(..)Qui, c'è una cavità, c'è il vuoto, c'è il dramma. È esteriore a noi, corre verso delle dimensioni che ci sfuggono. È come il soffio della morte.(..)”

“(..)Ho conosciuto Ateba quando entrava nel suo diciannovesimo anno. Tutti la trovavano bella, ed io, io che nessuno voleva né vedere né ascoltare, io l'animale sempre nascosto nella grotta dei pensieri nascenti, ero d'accordo che fosse bella, perché gli orrori che infrangevano senza tregua i miei occhi mi avevano insegnato l'arte di guardare senza vedere e di vedere soltanto ciò che chiedevo ai miei occhi di prendere.(..)”

Breve sunto del libro

Ateba ha 19 anni. Vive da una zia dispotica da molti anni, è una brava ragazza, ordinata, obbediente. Tuttavia, questa sottomissione nasconde un temperamento di fuoco e “le occorrerà bruciarsi a tutti i soli, a tutti i fuochi del desiderio, del costume, delle tradizioni sclerotizzate nei loro aspetti più oppressivi, per infine scoprire se stessa”.



Bibliografia

È il Sole che mi ha bruciata
(C'est le Soleil qui m'a brûlée [Stock, 1987])
Tu ti chiamerai Tanga
(Tu t'appelleras Tanga [Stock, 1988])
Solo il Diavolo lo sapeva
(Seul le Diable le savait [Pre-aux-Clercs, 1990])
Maman a un Amant
(Mamma ha un amante [Albin Michel, 1993] )
Asseze l’Africana
(Asseze l'Africaine [Albin Michel, 1994])
Lettera d'un Africana alle sue Sorelle Occidentali
(Lettre d'une Africaine à ses Sœurs Occidentales [Albin Michel, 1995])
Gli Onori Persi
(Les Honneurs Perdus [Novel, Albin Michel, 1996])
La Piccola Bambina della Lanterna
(La Petite Fille du Réverbère [Novel, Albin Michel, 1998])
Gli alberi parlano ancora
(Les arbres en parlent encore [Albin Michel, 2002])




Note
L'immagine a corredo della traduzione è del pittore camerunsense George Zogo. Si presenta una breve biografia.
Scultore, pittore e designer nato in Camerun, già dalla scuola media inizia a disegnare per gli altri studenti. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Lione nel 1956 e ottiene una borsa di studio dal governo del Camerun per studiare in Italia. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1969. Oggi vive e lavora tra Firenze e il Camerun. I suoi dipinti su tela presentano un’astrazione lineare che riprende e rielabora i motivi curvilinei dell’architettura tradizionale del suo paese d’origine. Le sue opere più recenti, qui presentate, sono una sorta di brevi appunti, piccole note di un diario visivo, incrocio fra la sua memoria africana e la sua vita oggi in Italia.
 
 
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