NARRAZIONE
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Quadriglia

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Domenica, 21 Dicembre 2003

A cura di Paola Turroni




Ci sono stanze in antichi palazzi che hanno alle pareti quadri, le cui figure, per la stravaganza del proprietario o la provocazione del pittore, premono verso il centro, rivolte al loro ospite.

Il nostro ospite è stato convocato, gli hanno dato indicazioni sommarie, nel palazzo chiuso, dietro la piazza del duomo, ci ha messo un po’ a trovarlo, i numeri vecchi sono cancellati e i numeri nuovi non corrispondono. Nel vestibolo d’attesa, per la stravaganza del proprietario e la provocazione del pittore, sono appesi quattro quadri di Toulouse-Lautrec.

Il nostro ospite entra nella stanza, scrolla l’ombrello, lo appoggia alla parete sulla sinistra, Donna dal boa di piume nere - Sei arrivato finalmente. Non è che perché sto qui posso sempre aspettare. E non sorridere, che già lo fai. Guarda che ti vedo. Quel ghigno mezzo d’imbarazzo e mezzo d’ignoranza. Come la prima volta che arrivasti, la mia bellezza era la rabbia, dicevi, e ti faceva comodo.
Il nostro ospite si toglie il cappello umido, lo gira tra le mani, fa un passo in dietro, dietro di lui un’altra parete, Nella sala di Rue des Moulins - Sento il rumore della pioggia sui vetri coperti dalle tende di velluto, passano tante persone là fuori? Se hai freddo puoi scaldarti, siediti, sai essere così piccolo a volte.
Donna dal boa di piume nere - Tu hai una vita in cui non mi fai stare, prendo solo i momenti concessi, con apprensione, come il natale - il nostro ospite si volta di nuovo, incredulo e flemmatico, come è sua natura - Mi dicevi tu sei una di quelle donne che si ficcano nel fianco, ma quello non è un posto dove agli uomini piace tenere le cose.
Una risata erompe dalla parete a destra, Al Rat-mort - Lasciatelo in pace, non vedete? Ora che deve solo ascoltare non sa dove guardare. Vuoi bere qualcosa? - Il nostro ospite vorrebbe bere, sì, ma scuote la testa e cerca di sorridere.
Nella sala di Rue des Moulins Ci sono delle volte in cui immagino di sedermi di fronte, come te, mi guardo ed esco, lasciando qui un manichino di stoffa, che potrebbe comunque servire per i casi più disperati, e ci sono casi così disperati che ti assicuro che io godo di ottima salute in confronto. Poi mi rendo conto, rimetto in vista la spallina della sottoveste. Io credo davvero che si possa vivere qui. Credo che non possa vivere tu, senza andare a fondo.
Al Rat-mort Ti ricordi quella volta che me lo hai chiesto? Mi hai chiesto come si può resistere. Beh, non si può, si inventa sempre qualcosa.
Il nostro ospite vorrebbe guardarle, tutte insieme, avere il tempo di sostare nei loro occhi, ma loro parlano in fretta, lui non fa in tempo a voltarsi.
Donna dal boa di piume nere Il tuo amico, per esempio, lui non è geloso, sorride, dice che non importa quanti amanti ho perché ho il potere di far sentire ognuno in quel momento unico, tu cosa vuoi, carezze o rifiuti?
Nella sala di Rue des MoulinsIo no, io vorrei un uomo che sappia dare un amore a tutto tondo. Che io ne sono capace lo sai, le curve del mio corpo ti hanno preso e reso, come un cucchiaio. E non sai nemmeno chiedere di più.
Il nostro ospite si slaccia la cravatta, la sfila, non sa che fare con le mani, stropiccia la stoffa, si gira seguendo le voci, sempre più forte.
Donna dal boa di piume nere – Non dimenticherò gli sguardi degli uomini che ho incontrato. Sono io che ci vivo senza. Mentre loro hanno la vista appagata addosso. Dillo che ti vanti, che non fai che chiamarmi, di nascosto, e mi rivedi.
Al Rat-mort – Lo so fare sai, quello che vuoi, faccio la gatta o la lepre o il gabbiano o il cane. Tutte le donne sono capaci di essere l’animale che preferisci.
Donna dal boa di piume nere – Così a volte sono distrutta e a volte sono saggia.
Il nostro ospite si sente chiamare dall’ultima parete, alla destra della porta da cui è entrato, Al Promenoir del Moulin Rouge – Prima di andare di là, balla un’altra volta con me. Prima di sentenziare, col tuo pastrano imbottito, siediti, bevi qualcosa, e balla.
Nella sala di Rue des Moulins –Parlo poco di me, ha sempre funzionato così, anche quando ero piccola, agli altri, gli uomini, piace tanto parlare di sé che li lascio fare. Ma a volte vorrei un po’ di compagnia e basta.
Donna dal boa di piume nere – Sì, è vero, ti ho amato, e adesso? La passione resta sai, la pelle mi comanda, ti desidererò per sempre, è l’amore che finisce, la delusione di parlarti, nonostante i baci.
Al Promenoir del Moulin Rouge – La mia vita si è incasinata sempre più, violenze di cui conosco la scena finale ma non l'inizio. Ci sono colpevoli che non pagheranno e innocenti che useranno nomi.
Al Rat-mort – Se non avrò figli è perché li rispetto. Non c'entrano nulla gli uomini. Loro sono un problema su cui non ho scelta. Sono due argomenti che inevitabilmente si intersecano, ma solo di poco.
Un campanello suona nell’altra stanza, è giunto il suo turno, il nostro ospite si riannoda in fretta la cravatta, passa una mano sulla testa per lisciarsi i capelli.
Al Promenoir del Moulin Rouge – Ora ti chiamano, è il tuo turno di là, qualunque cosa ti chiederanno, io non sono stata con te.






 
 
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