MUSICA
- Indietro -


Una giornata a Manchester
In giro per negozi di dischi

Stampa l'articolo

Venerdì, 27 Febbraio 2004

A cura di Paolo Cardillo





Uno degli aspetti positivi del mio lavoro è che quattro o cinque volte l’anno mi porta all’estero per riunioni di lavoro, convegni e conferenze varie.
Questa è stata la volta di Manchester, dove non ero mai stato prima.
La collocazione serale della riunione di turno ha fatto sì che io abbia avuto un’intera giornata a disposizione per andare un po’ a zonzo.
La città è tipicamente british così come la sua architettura, le sue chiese e la sua atmosfera in genere.
Ciò che distingue Manchester da altre città anglosassoni come Londra, Edimburgo, Oxford, Dublino, Cambridge è la concentrazione per metro quadrato di negozi di dischi.
Si va dai megastore delle grandi catene musicali come Virgin e HMV (che offrivano CD appena usciti a prezzi decisamente convenienti), agli eleganti negozi di CD e DVD all’ultimo grido fino ai polverosi negozi di LP, cassette e CD nuovi o di seconda mano, infrattati in oscuri scantinati, autentiche stanze delle meraviglie per gli appassionati di musica.
E’ qui che ho ritrovato dopo tanto tempo quel genere di atmosfera fatta di espositori sovraccarichi, avventori particolari, competenti commessi, musiche diffuse e polvere che è sempre più difficile trovare qui da noi, forse per mancanza di punti vendita di questo tipo. A seconda dei negozi, ho condiviso scaffali, polvere e custodie di plastica con gente di ogni età, hip-hoppers, metal kids con sacchetti stracolmi di vecchi vinili dei Saxon da scambiare nel reparto “Vinyl exchange”, vecchi hobo sulle tracce di musiche perdute nella storia e nella loro memoria, giovani dandy in cerca del progetto chill-out del momento, ragazze con l’ultimo singolo della signora Victoria Beckham, distinti signori carichi di dischi jazz e di musica classica, e molti altri figuri inclassificabili (me compreso), che si aggiravano per le più disparate sezioni musicali con occhio febbrile e mani ansiose di frugare fra copertine e booklet.
Insomma, di tutto un po’.
Ho trascorso ore piacevoli fra scaffali di CD di etichette indipendenti, musica alternativa, new-wave anni ’80 (quasi superfluo dire che faceva la parte del leone), edizioni rare, vinili impossibili, pacchianate mostruose, facendo scorrere centinaia e migliaia di nomi e titoli conosciuti e non, mettendo da parte questo o quel disco, leggendo le note di copertina, scambiando qualche parola con il vicino, intento a passare in rassegna album della cui esistenza non ero neanche al corrente.
Dietro il bancone, commessi preparati e gentili, che fra un sandwich ed una tazza di tè, facevano di tutto per aiutarmi nella disperata ricerca di dischi ormai fuori catalogo.
Alla fine della giornata non ho portato via molto, ma ero contento ugualmente per avere fatto un salutare tuffo in un “mondo” che per svariate ragioni non frequentavo più da molto tempo.
Mi rimane addosso la piacevole sensazione che deriva dal maneggiare il grande formato degli LP, dall’estrarre con cautela il vinile dalla custodia per esaminarne l’integrità in controluce, dal passare in rassegna una quantità sconcertante di materiale d’epoca, pressoché introvabile altrove. Mi riferisco a LP originali di band per me storiche come gli Smiths, Siouxsie and the Banshees, Joy Division e Sound, EP e 45 giri rarissimi dei Cure, Housemartins e Cult, 7” e limited edition di Sex Pistols, Sisters of Mercy e Red Lorry Yellow Lorry.
Più che legittimo che a molti questi nomi non dicano molto, ma per chi, come me, ha vissuto con il cuore e con la pancia l’inebriante periodo della new-wave inglese, un tour della memoria musicale come quello che ho avuto la fortuna di fare a Manchester, non può che lasciare una bella sensazione addosso.
Al di là delle personali preferenze musicali, se vi dovesse capitare per un motivo o per l’altro di fare un giro da quelle parti, concedetevi qualche minuto per visitare uno di questi negozi.
Sono sicuro che ne uscirete con qualche vinile di cui non pensavate potesse essere rimasta copia su questo pianeta.
In ogni caso, ne uscirete con il sorriso sulle labbra per essere stati a contatto con un’umanità molto particolare e con quantità indescrivibili di ottima musica, in tutti i formati possibili e immaginabili.
Un piccolo avvertimento.
A meno di non essere accaniti ascoltatori di hip-hop duro e puro e r’n’b nero che più nero non si può, evitate di avventurarvi in un negozio di musica fra Oldham Street e Church Street di cui purtroppo non ricordo il nome (dovrebbe contenere un qualche riferimento a “imported records”), al quale si accede scendendo bui scalini ed attraversando un minaccioso negozio di articoli per wrestling.
Vi potrebbe capitare di piombare nel mezzo di un’accesa discussione fra hip-hoppers grossi come frigoriferi con bandane multicolore e braghe oversize che vi guardano straniti chiedendovi neanche troppo diplomaticamente cosa diavolo ci fa uno come voi in un negozio come quello.



 
 
MUSICA
DISCLAIMER
redazione@officinae.net
©2003 www.officinae.net