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Il mercante di lana

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Venerdì, 27 Febbraio 2004

A cura di Alberto Angelici




Avventura, mistero, passioni, storia, fatti d’armi, gioia luminosa e profonda
sofferenza, note di viaggio, commerci internazionali, suspence e altro ancora,
nell’Europa del 13°secolo.
Se si fosse in ambito gastronomico, direi che “Il Mercante di Lana” puo’ soddisfare gli appetiti del commensal…lettore alla stregua di un menu completo, saporito, gustoso e ben presentato.

La prima opera impegnativa di Valeria Montalto, giornalista milanese, e’ un romanzo
storico e prende le mosse da un monastero inglese dove un giorno giunge una donna.
Ingiustamente perseguitata con l’accusa di stregoneria, Mary rischia la morte e cerca aiuto. Al monastero s’imbatte in frate Matthew che la soccorre e le offre un rifugio.
Qualche tempo dopo, tuttavia, la faccenda viene scoperta, la donna imprigionata e, al termine di un sommario processo, messa al rogo. Finisce tragicamente la vita di Mary ma iniziano le peripezie del buon frate elemosiniere, obbligato dal priore a lasciare il monastero per un lungo pellegrinaggio penitenziale, lontano, oltre la Manica.

Fatte queste premesse, la storia si svolge principalmente nel territorio della Val
d’Aosta, all’epoca insanguinata da continue lotte di potere fra i numerosi nobili locali
per il dominio del territorio e per il controllo dell’importante flusso mercantile che
vi transita. La posizione della vallata e’, infatti, particolarmente felice, ideale
ponte tra i territori del nord-ovest europeo, Inghilterra, Fiandre e Francia e quelli
del sud-est. Va anche detto che il clima del 13° secolo, particolarmente mite, anche a quote elevate, consente il transito sui valichi alpini in quasi tutto l’ arco dell’ anno. Di questa situazione approfittano anche i mercanti della comunita’ walser da tempo insediatasi in alcune remote localita’ valdostane da dove conducono i loro scambi commerciali attraverso gran parte dell’ Europa di allora.
Nel corso del suo lento e avventuroso viaggio, frate Matthew, spinto da una terribile
profezia, s’accoda a una carovana di mercanti Walser e diventa amico di uno di essi. Le storie s’intrecciano, altre vicende vi si innestano e, pagina dopo pagina, agli occhi del lettore si compone un ordito complesso ed affascinante, un quadro che ha per sfondo la reale storia di una splendida regione e per protagonisti dei personaggi di fantasia cosi’ bene tratteggiati e inseriti nel contesto da apparire essi stessi vivi e reali.
Senza quasi accorgercene, siamo con il coraggioso frate mentre procede sui passi alpini,
sfidando tempeste di neve e gelo con il solo ausilio di un bastone e di un mantello.
Siamo con lui quando affronta briganti e ladri, prima timoroso ma poi capace di trovare soluzione ad ogni problema, proviamo le sue stesse pene, gli stessi turbamenti al cospetto della tentazione carnale. Sensibilita’ di uomo e carita’ cristiana, buon senso e rigore morale, pervicacia e dolcezza fanno di fra’ Matthew un personaggio affascinante e multiforme, timori e indecisione nei primi istanti delle difficolta’ lo rendono credibile, un uomo del nostro tempo. In lui troviamo cio’ che siamo o che noi stessi vorremmo essere.

La bonta’ del romanzo e l’astuzia dell’autrice stanno qui, nell’aver saputo trasfondere
in un ambito e in figure antiche l’umano sentire in ogni sua sfaccettatura, in ogni sua miseria e grandezza, mescolando con abile mano e indubbia intelligenza realta’ e fantastico. In tal modo il lettore, mentre segue le avventure di frate Matthew, scoprendone i pregi e i limiti, soffre e gioisce con lui ma nel contempo impara a capire la struttura socio-economica della Val d’Aosta, ne apprende la storia e gli usi.

La narrazione, gli stessi personaggi diventano, in una lettura piu' sottile e fra le
righe, il pretesto per parlare dell'Uomo di fronte alle prove piu' dolorose e difficili
e il viaggio di Matthew puo' essere elevato a essenza stessa del nostro sentiero di
vita, del quale ad ogni passo scorgiamo solamente il passo successivo e ci e' di solito preclusa una visione d'insieme ne' tanto meno possiamo conoscere la meta finale.

Lo stile e’ fluido, accattivante, le figure vivide e piene e gli aspetti psicologici ed
emotivi ben delineati e approfonditi.
Dei tanti personaggi che di volta in volta recitano accanto al frate, conosciamo il
vivere quotidiano, condividiamo fatiche e piaceri e allora e’ facile comprende come
fosse la vita delle popolazioni in un’epoca cosi’ lontana da noi.
Poco a poco, al passo di Matthew, scopriamo la realta’ dei pellegrini che andavano a pregare sulla tomba di San Pietro, ci e’ piu’ chiara l’opera dei mercanti walser che, da luoghi cosi’ sperduti, con instancabile ostinazione e volonta’ aprirono la strada ai traffici carovanieri che dalla Scozia giungevano a Parigi, Ginevra, Roma, Vienna e Costantinopoli. Per facilitare gli scambi inventarono le lettere di credito, definirono nuove regole, attorno ai loro magazzini e depositi si formarono nuove comunita’, nacquero paesi e citta’. In certo qual modo, mettendo in contatto popolazioni e civilta’ tra loro cosi’ lontane e differenti, posero le basi di cio’ che, con tante difficolta’, si cerca di costruire ora: gli Stati Uniti d’ Europa.

Valeria Montaldi, Il Mercante di Lana, Edizioni Piemme Poket, 2001, pp 460, 4,90 €




 
 
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