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rtista: Pernice Brothers
Album: Yours, Mine and Ours
Etichetta: Ashmont
A volte accade che nel tourbillon frenetico e un po’ disordinato di ascolti di vario genere che caratterizza periodi musicalmente fertili di proposte interessanti, un album si imponga all’attenzione dell’ascoltatore grazie alla sua quieta ma potente presenza.
E’ questo il caso del nuovo album dei Pernice Brothers che si distingue proprio per semplicità, intensità e pacatezza dei toni.
Un disco tanto semplice quanto indiscutibilmente bello, va detto subito.
Il sound di molte band si distingue per la complessità della scrittura, la ricercatezza a volte ridondante degli arrangiamenti, il concept più o meno articolato del progetto. Non è il caso di Yours, Mine and Ours.
Ad un primo ascolto, questo disco mi ha riportato immediatamente indietro di quattordici anni, esattamente all’ottobre del 1990, quando due outsider della musica moderna come Brian Eno e John Cale diedero vita a Wrong way up, un album di abbagliante semplicità e cristallino splendore. Dieci canzoni che lasciano a bocca aperta, perché ne sono convinto, troppa bellezza alla fine può confondere.
A volte la strada per il capolavoro si costruisce più per sottrazione che per addizione.
Quando alla base di tutto c’è l’ispirazione e la forza di un progetto musicale sincero, il risultato non può che essere di ottimo livello.
I Pernice Brothers nascono a metà degli anni ’80 a Boston su iniziativa dei fratelli Joe e Bob Pernice, di origine italiana. La loro produzione musicale è piuttosto scarsa: qualche demo-tape, qualche concerto in piccoli club. Niente di che.
Sono anni di formazione musicale per i due fratelli che con lo pseudonimo di Country Cousins, Scuds e Scud Mountain Boys, esplorano in lungo e in largo il genere country-rock, senza peraltro scrivere pagine memorabili della musica a stelle e strisce, eccezion fatta per Massacussetts del 1996, da alcuni critici definito addirittura il “capolavoro del country alternativo”.
Nel 1998 vede la luce il primo disco dei Pernice Brothers, Overcome by happiness su Sub Pop. E’ un disco di grande pop, melodie sognanti e arrangiamenti eleganti.
Segue Chappaquiddick Skyline, un disco dalle atmosfere più plumbee e pesanti del precedente, permeato dal tema dell’abbandono e del dolore. A registrazioni ultimate, Joe Pernice ritiene che le sonorità del disco non siano riconducibili all’autentico “Pernice Brothers sound” e decide di non pubblicarlo. Alla Sub Pop non la pensano allo stesso modo, e il disco esce nel gennaio del 2000, riscuotendo comunque un buon successo fra i fan della band.
Joe Pernice e la band abbandonano la Sub Pop e si accasano presso la Ashmont.
Nel giugno del 2001 vede la luce The world won’t end, dal quale emerge più il lavoro di squadra della band (Joe e Bob Perice alla voce e chitarra, Thom Monahan al basso ed alla produzione, Aaron Sperske alla batteria e Mike Deming al pianoforte ed alla produzione) che il progetto solista di Joe Pernice, che ne resta comunque il fulcro ed il principale songwriter.
Il suono è asciutto, essenziale, le canzoni convogliano melodie pop di ampio respiro.
Perché, senza girarci troppo intorno, quello che i Pernice Brothers propongono non è altro che semplice, diretta, emozionante pop music.
E’ l’aria pop che si respira anche in Yours, Mine and Ours.
Si comincia con la finta allegria di The weakest shade of blue. Toni scanzonati, melodia che cattura per testi che tanto lievi non sono.
Water ban è forse la perla più preziosa di tutto il disco. Le atmosfere sono morbide, la voce di Joe Pernice accarezza l’anima e la consola per tutto il male che ha dovuto subire. Un organo si tiene sul fondo e accompagna il brano fino ad un assolo di chitarra che si intreccia languidamente alla voce verso il finale.
Il viaggio continua con l’elettricità controllata di One foot in the grave che diventa suono acustico nella successiva Baby in two, ballata malinconica e triste.
Blinded by the stars, Waiting for the universe, Judy: difficile dire quale sia la più bella. Ma più probabilmente è inutile cercare di capirlo. Intensità emotiva fatta note e voce.
Poi, una sorpresa. Uno stacco imprevisto.
Sometimes I remember inizia come se i Cure di Kiss me, kiss me, kiss me avessero deciso di affidare le parti vocali a Morrissey degli Smiths. Un’esperienza da provare.
Ci si avvia verso la fine con le morbidezze vocali e le tessiture armoniche di How to live alone.
A contendere a Water ban la palma di miglior canzone dell’album ci pensa il brano conclusivo Number two: chitarra acustica, pianoforte, batteria discreta e la voce di Joe a trascinare l’ascoltatore in un incanto melodico che lascerà traccia di sé nelle orecchie e nel cuore anche a lettore spento.
Cosa c’è dentro questi 37 minuti di musica?
C’è la solitudine, la sofferenza di una separazione, la consolazione che solo il tempo sa dare, l’elaborazione del dolore.
Da un punto di vista musicale, i riferimenti più immediati sono gli Smiths, Elvis Costello, Grandaddy, ma va sottolineato che lo stile dei fratelli Pernice vive di vita propria ed è riconoscibile per personalità ed originalità.
Il timbro vocale di Joe Perry richiama molto da vicino (e questo è un bene) quello di John Grant degli Czars di cui consiglio caldamente The ugly people VS. the beautiful people.
Musica dell’anima che non ha bisogno del belletto per presentarsi al mondo e conquistare i cuori delle anime belle.
Se il disco vi piacerà, sono certo che apprezzerete molto anche O di Damien Rice, pubblicato un paio d’anni fa e ristampato recentemente con grande successo e People are like seasons, l’ultimo intenso lavoro dei Sophia.
Volendo andare indietro di qualche anno, per gli irriducibili del genere, consiglio Infinite love songs e Rose di Maximilian Hecker, il giovane artista tedesco che ha contribuito in modo decisivo a riportare alla ribalta il genere pop super-romantico.
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Ascolta alcuni brani
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DISCOGRAFIA
Album
Overcome by happiness (1998)
(Sub Pop)
The world won’t end (2001)
(Ashmont)
Yours, mine and ours (2003)
(Ashmont)
EP
Jimmy Coma (1997)
(Sub Pop)
Square world (1997)
(Summershine)
Clearspot (2000)
(Import)
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LA BAND
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Joe Pernice Lead Vocals |
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Thom Monahan Bass, Vocal & Guitars |
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Laura Stein Piano keyboards & Vocals |
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Peyton Pinkerton Guitar |
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Bob Pernice Guitar |
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Mike Belitsky Drums & Percussion |
Altre informazioni su:
http://www.pernicebrothers.com
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