NARRAZIONE


Igino Tarchetti: sperimentalismo incompreso

Venerdì, 21 Novembre 2003

A cura di Alessandra Visser





Igino Tarchetti

Nato a San Salvatore Monferrato (Alessandria) il 29 giugno 1839, Igino Tarchetti (Ugo è il nome che lo scrittore si aggiunse negli ultimi anni di vita, in segno di ammirazione per Foscolo) fu un uomo che visse la vita con ritmo intenso e febbrile. Una esistenza la sua, costellata da viaggi e assillata dalla malattia e da infelicità amorose .
Antimilitarista convinto dette le dimissioni dall esercito nel 1865 e cominciò a viaggiare tra Roma e Torino, iniziando una collaborazione fittissima con giornali e riviste1. Visse per un periodo a Parma per poi stabilirsi a Milano, dove entrò in contatto con la Scapigliatura2, di cui divenne una delle figure di spicco.
Dalle cronache del tempo emerge che: “Igino Ugo Tarchetti era alto un metro e ottantaquattro, con volto ovale naso diritto, bella bocca, occhi d’un azzurro profondo solo un poco velati di tristezza, (..) bello e capace di provare e suscitare grandi passioni(...)”

Morì di tubercolosi, appena trentenne, nel suo paese natale il 25 marzo 1869.



Igino Ugo Tarchetti e Arthur Rembaud (all’ ombra di Charles Baudelaire)

Anche se precursore del simbolismo è da considerarsi il grande poeta Charles Baudelaire con le sue “Correspondences” (Corrispondenze), è vero che la Scapigliatura non porto’ a uno sconvolgimento del mezzo espressivo ma di certo favori’ l’abbattimento delle barriere tra un’arte e un’altra: le sensazioni olfattive, visive, uditive si compenetrano reciprocamente originando simboli, sempre ricorrenti nelle loro opere3.


Proposte di lettura

Frammento de "La lettera U (Manoscritto d'un pazzo, 1869)"

In questa narrazione, Igino Ugo Tarchetti analizzerà le vocali cogliendone un significato oltre il loro segno grafico.
Si tratta di una narrazione, che apre la strada al Simbolismo letterario, gia’ indirettamente contenuto nelle opere del Pascoli4 e D’Annunzio5.
La parola non ha il preciso scopo di definire un oggetto, ma è anche un mezzo per evocare una sensazione sepolta nell'inconscio, per suggerire l'esistenza di una dimensione extrasensoriale, per superare il logico legame di causa effetto
E la poesia?
La poesia deve svilupparsi attraverso immagini che non vogliono esprimere concetti, ma sono esse stesse dei concetti.
Costellato di lettere «u», evidenziate con vari caratteri tipografici di diverso formato, l’opera, mette in evidenza valori psicologici ed emotivi suggeriti dal suono e dalla forma delle vocali.

"Ecco.
Io vi qui scrivo tutte le vocali:
a e i o u
Le vedete? Sono queste?
a e i o u
Ebbene?!
Ma non basta vederle.
Sentiamone ora il suono.
A-L'espressione della sincerità, della schiettezza, d'una sorpresa lieve, ma dolce.
E- La gentilezza, la tenerezza espressa tutta in un suono.
I- Che gioia! Che gioia viva e profonda!
O- Che sorpresa! Che meraviglia! Ma che sorpresa grata! Che schiettezza rozza, ma maschia in quella lettera!
Sentite ora l'U. Pronunciatelo. Traetelo fuori dai precordi più profondi, ma pronunciatelo bene: U! uh! uhh!! uhhh!!!
Non rabbrividite? Non tremate a questo suono? Non vi sentite il ruggito della fiera, il lamento che emette il dolore, tutte le voci della natura insofferente e agitata? Non comprendete che vi è qualche cosa d'infernale, di profondo, di tenebroso in quel suono?
Dio! che lettera terribile! che vocale spaventosa!!"




Due anni dopo, Arthur Rimbaud scrisse, il sonetto “Vocali”6,

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre origini segrete:
A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti
Che ronzano intorno a fetori crudeli,


Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di fieri ghiacciai, re bianchi, brividi di umbelle;
I, porpore, sangue sputato, riso di belle labbra
Nella collera o nelle ebbrezza penitenti;


U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi,
Pace dei pascoli seminati di animali, pace delle rughe
Che l'alchimia scava nelle ampie fronti studiose.


O, Tuba suprema piena di stridori strani,
Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli:
- O l'Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!




FOSCA

Uscito a puntate, dal 21 febbraio al 6 aprile 1869, sulla rivista milanese “Il Pungolo” e pubblicato in volume nello stesso anno, il romanzo si ispira a fatti autobiografici vissuti dal Tarchetti nel biennio ‘64-’65, quando conobbe e frequentò, tra Milano e Parma, la giovane epilettica Carolina C., la quale gli suggerì la figura di Fosca. L’opera non fu terminata dal Tarchetti a causa della sua morte prematura ed il 48esimo capitolo, l’ultimo, venne scritto da Salvatore Farina, suo amico .

Fu a Parma, nel novembre del 1865, quando ancora prestava servizio nel commissariato militare, prima di lasciarlo per vivere la sua esistenza da scapigliato, libera e dedita alla scrittura, che conobbe una certa Carolina, o Angiolina, parente d’un suo superiore.

Malata, epilettica, prossima alla morte, orribilmente brutta, le sue uniche attrattive erano gli occhi grandi e nerissimi e le trecce del colore dell’ebano; con lei lo scrittore intrattenne una relazione che causò un grande scandalo, causa non estranea alle dimissioni dall’esercito. Dell’esistenza di questa donna abbiamo la testimonianza dello stesso Tarchetti che scrive: ”Quell’infelice mi ama perdutamente…il medico mi disse che morrà fra sei o sette mesi, ciò mi lacera l’anima, vorrei consolarla e non ho il coraggio, vorrei abbellire d’una misera e fuggevole felicità i suoi ultimi giorni e v’ha la natura che mi respinge da lei” . Ugo suscitò in lei una grande passione e fu costretto a subire il folle sentimento.

La figura delle ragazza di Parma e della tormentosa relazione confluirono direttamente in”Fosca”.
” Più che l’analisi d’un affetto, più che il racconto di una passione d’amore, io faccio forse qui la diagnosi d’una malattia. Quell’amore io non l’ho sentito, l’ho subito".

Giorgio, il protagonista, come Ugo, è un militare, Fosca, come Carolina, è una donna epilettica ed isterica, simbolo non nascosto di malattia e morte, corrispettivo femminile dello scrittore (malato di tisi), come lei tormentata dal bisogno ossessivo d’amare e d’essere amata.
Nucleo centrale del romanzo è proprio questo folle desiderio, causa di sofferenza fisica e dolore morale che condurrà entrambi alla distruzione, lui al collasso nervoso, lei alla tomba.
“Voglio costringervi a ricordarvi di me, quando vi avrò oppresso con tutto il peso della mia tenerezza, quando vi avrò seguito sempre e dappertutto come la vostra ombra, quando sarò morta per voi, allora non potrete più dimenticarmi”.

Fosca non è però solo un’eroina letteraria della seconda metà dell’Ottocento, immagine di malattia e di morte (fantasmi sempre ben presenti nell’opera e nella vita dell’autore), ma anche una figura femminile moderna, volitiva, tenace, decisa ad affermare con ostinazione il diritto all’amore vietatole dalla condizione d’inferiorità in cui è relegata dall’orrida bruttezza.

“Tu non sai cosa voglia dire per una donna non essere bella. Per noi la bellezza è tutto. Non vivendo che per essere amate, e non potendolo essere che alla condizione di essere avvenenti, l’esistenza di una donna brutta diventa la più terribile, la più angosciosa di tutte le torture”.
Non avendo, dunque, l’arma della bellezza, per realizzare compiutamente il folle desiderio si servirà di un altro elemento: l’ossessiva violenza persecutoria del sentimento amoroso.
Fosca sarà sempre ben lucida sui reali sentimenti di Giorgio, conscia che l’uomo, incalzato dai suoi suggerimenti, recita l’amore, ma , pur con la consapevolezza che l’inganno è tutto ciò che potrà ottenere, porterà avanti il gioco delle illusioni , esulando anche dai limiti imposti dalle convenzioni del tempo (si pensi agli incontri notturni), riuscendo infine a soddisfare l’irrefrenabile desiderio .
La notte d’amore tra i due sarà l’esasperazione dell’illusione; Fosca gli ordinerà “Sii mio!”;Giorgio ammetterà “Non ebbi la forza di resistere”. L’uomo, sconfitto , soccomberà alla passione , precipitando così nella disperazione, e la donna s’avvierà a spegnersi, tuttavia felice per aver appagato la sua ossessione amorosa.

Questo il finale nella finzione letteraria, nella realtà Ugo fu trasferito da Parma a Milano dove poi consumò gli ultimi tre anni della sua vita tra la frenetica attività letteraria, le precarie condizioni di salute e le difficoltà economiche; l’infelice donna gli sopravvisse, ritornò nella nativa Sardegna, non lo rivide mai più, ma non lo dimenticò fino alla fine dei suoi giorni.

Per scaricare il racconto "Fosca" di Igino Tarchetti (ebook)
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Opere

Cinque romanzi, una ventina di racconti pubblicati in diverse riviste. Si citano:

Canti del cuore (1865)
Paolina (1865)
Una nobile follia (Drammi della vita militare) (1866)
Racconti vari (1867-68)
Pensieri (1868)
Racconti fantastici (1869)
L'amore nell'arte (1869)
Storia di una gamba (1869)
L'innamorato della montagna (1869)
Fosca (1869), romanzo pubblicato a puntate sul "Pungolo"
Disjecta (1879) raccolta di versi pubblicata postuma da Domenico Milelli.


NOTE
1. Igino Ugo Tarchetti, collaborò alle riviste "Rivista minima", "Il gazzettino rosa", "Il pungolo" e "Il giornale per tutti", fu redattore di "Emporio pittoresco" e traduttore. Pubblicò anche "Paolina", 1865, "Una nobile follia", 1869, e, postumi, "Fosca", "L'innamorato della montagna", "Storia di una gamba", "Racconti umoristici", "Amore nell'arte", 1869, e le poesie, 1879.

2. La Scapigliatura fu un movimento che si sviluppò negli anni immediatamente successivi l'unità d'Italia, circoscritto ad un preciso ambito socio geografico che è quello delle due città italiane più avanzate Milano e Torino. Anche se la sua influenza si fece sentire anche in Liguria e nel Napoletano. Il nome deriva da Cletto Arrighi che in un suo scritto sottolinea: "questa casta o classe, serbatoio di ogni disordine, dell'imprevidenza, dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini stabiliti, io l'ho chiamata appunto Scapigliatura. Il termine Scapigliatura è l'equivalente del francese Bohème.
Le riviste della Scapigliatura furono: "Cronaca grigia" diretta da Cletto Arrgihi fra il 1862 e il 1882, seppure con interruzioni; "Figaro" di Arrigo Boito e Praga nel 1864; "Lo scapigliato" nel 1866 di Cesare Tronconi; e infine il "Gazzettino rosa" che nacque nel 1868 e raccoglieva le posizioni di una Scapigliatura democratica molto vicine a quelle del Naturalismo francese.

I principali esponenti, nati tutti nella generazione compresa tra il 1835 e il 1849, sono Emilio Praga, Arrigo Boito e suo fratello Camillo, Igino Ugo Tarchetti, Carlo Dossi operanti a Milano e i piemontesi Giovanni Faldella, Giovanni Camerana e Achille Giovanni Cagna.

Il movimento è caratterizzato da un ribellismo anarchico che non si limita ad atteggiamenti bohémiens e anticonformisti, , ma alla consunzione fisica dovuta all'uso frequente di droghe e alcool. Si sentono estranei ed oppositori ai valori borghesi della grande città (es. Milano) quali il predominio del denaro, lo sviluppo industriale e l'ideologia utilitaristica (in breve il Positivismo, che si stava affermando radicalmente in quegli anni, e l'esaltazione della scienza). L'economia borghese tendeva a mercificare tutto, l'arte compresa, e questo era avvertito dagli scapigliati.
Questo rifiuto si manifesta in forme arcaiche e mitiche: rifugio in una natura intatta e frequenti nelle opere degli scapigliati sono fenomeni parapsicologici (es. Tarchetti) a dispetto dell'industrializzazione e del progresso scientifico.
Non accettano il manzonismo dominante poiché ne rifiutano le scelte linguistiche, le tematiche, gli atteggiamenti paternalistici e pedagogici,optando invece per soluzioni linguistiche sperimentali, espressionistiche, grottesche con toni bizzarri e stravaganti aperte al confronto col dialetto.
Come nel nel Naturalismo francese anche negli scapigliati è forte l'esigenza della ricerca del vero
(realismo come denuncia). Praga e Boito in una dichiarazione congiunta nel 1864 affermano: "L'arte che ci frulla nel cuore sarà un'arte malata, vaneggiante a dire di molti, un arte di decadenza, di barocchismo, di razionalismo, di realismo ed ecco finalmente la parola sputata... E tanto sgomento in questa parola!"

La realtà descritta, però, non è quello di tutti i giorni, ma una realtà abnorme e patologica, del caso che fa eccezione. Gli elementi macabri sono usati simbolicamente dagli scapigliati, per descrivere la realtà come brutta e orrenda a dispetto della tradizione che intendeva il Bello come connubio di Arte (Ideale) e Realtà. Per il poeta scapigliato questo è impossibile. Boito dice: "Non trovando il Bello ci abbranchiamo all'orrendo".
Alla Scapigliatura, viene riconosciuto dalla critica il merito di avere aperto le porte della poesia italiana alle correnti europee (anche americane vd E.A. Poe), da sempre chiusa in una tradizione accademica.
La Scapigliatura non fu un solo movimento letterario, ma anche artistico. La figura principale fu il pittore Tranquillo Cremona.
L'esperienza scapigliata ebbe breve durata, poteva già dichiararsi conclusa agli inizi degli anni 70, quando ormai i principali esponenti come Boito, Praga e Camerana avevano oramai avvertito l'impossibilità di uno sbocco alla "crisi”.

3. La corrispondenza tra l'aspetto visivo della parola e la cosa rappresentata è pure presente in Dante, che in una terzina del Purgatorio (Canto XXIII) individua nella forma delle lettere che compongono la parola «omo» il disegno del viso umano e l'origine stessa della lettera «m» («Parean l'occhiaie anella senza gemme:/ Chi nel viso degli uomini legge 'omo'/ Ben avria quivi conosciuto l'emme »).

4. Giovanni Pascoli. Esempio di simbolismo: “Il libro”

5. Gabriele D’Annunzio. Esempio di simbolismo: “Il Fuoco”

6. VOYELLES
A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu; voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

Golfes d'ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
Que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux;


O, supreme Clairion plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges;
- O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux!






Fonti internet

http://www.futuristi.it/dizionario/paroleliberta.htm
http://www.geocities.com/philip_parris_lynnot/laconc.htm
http://www.loso.it/poiein/autori/tarchetti.htm
http://www.geocities.com/philip_parris_lynnot/lasc.htm
http://www.riccati.it/decadent/autori/vocali.htm
Liber Liber, http://www.liberliber.it/biblioteca/t/tarchetti/ (ebooks scaricabili)



 
 
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